FRANCO ANGELI

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PRODUZIONE ARTISTICA

pop art, tulle, schifano, festa, Tacchi, angeli ,fioroni
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BIOGRAFIA




Un artista silenzioso e spericolato, genio e sregolatezza dei ‘favolosi’ anni Sessanta: questo è Franco Angeli, la cui pittura ha ironicamente depredato il repertorio degli emblemi ideologici della seconda metà del Novecento, con uno sguardo privilegiato sulla realtà romana.  Il nome di battesimo è Giuseppe, in arte Franco; cresce in una famiglia di umili origini e solida tradizione socialista e antifascista; terzo di tre fratelli, non porta a termine gli studi elementari a causa della guerra.
A causa della morte del padre, Angeli è costretto a provvedere alla madre malata, inventando i lavori più disparati: porta carretti al mercato, diviene ragazzo-spazzola presso un barbiere, lavora in una lavanderia, infine in un'autotappezzeria. Di lì, secondo Gino De Dominicis, nasce l'uso delle velatine. Le calze, presenti nei primi quadri, sono spesso regalate da amiche. Ottimo tappezziere, generalmente prepara da sé le tele dei quadri.
Nel 1957 nascono i primi lavori: l’esigenza di dipingere esplode come affermazione di libertà. Il bombardamento di San Lorenzo, a cui assiste quale testimone lo turba profondamente, improntando la futura pittura dove, con l’uso di materiali come garze e cromatismi rosso cupo denunciano un forte debito verso Burri. La prima collettiva ha luogo alla Galleria ?xml:namespace prefix = st1 ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:smarttags" /La Salita, di Roma, con Festa e Uncini. Il fratello Otello organizza il Premio di Pittura Cinecittà, dove un monocromo dell’artista, su tela di iuta, viene rifiutato della commissione composta, tra gli altri, da Guttuso, Trombadori e Del Guercio..
Nel 1961/62 partecipa con Lo Savio, Festa e Schifano alla mostra “Nuove prospettive della pittura italiana”, a Palazzo Re Enzo di Bologna. Diviene amico di Schifano, conosciuto nella sezione del partito: li accomuna l’estrazione popolare, il senso radicato della realtà, l’esigenza di andare oltre le esperienze informali. Si tratta di una generazione di artisti unita da uno stretto legame esistenziale segnato dalla guerra: vengono definiti maestri del dolore, una qualifica che li distanzia dall’Arte Pop, alla cui estraneità fa riferimento una lettera autografa dello stesso Angeli.
Negli anni successivi diviene poi amico di Renato Guttuso e poi di Arnaldo Pomodoro e del poeta Francesco Serrao. Nel 1963 alla Galleria J di Parigi, le sue opere sono di fianco a quelle di Bruce Conner, Michael Todd, Christo e Kudo.
Partecipa alla Biennale di Venezia, presentato da Calvesi: è la storica Biennale della Pop Art
in Italia. L'artista presenta “La lupa” e “Quarter Dollar”. Nel 1965 è invitato alla nona Quadriennale romana: di questo periodo sono i “Cimiteri partigiani”, corredati di stelle e falci e martello.
Nel 1967 è presente alla Biennale di San Paolo del Brasile con “Half dollar”: il famoso mezzo dollaro, zoomato nei particolari.
Negli anni 1968/70 vi è un grande impegno politico e ideologico, che lo vedono impegnato sul tema della guerra del Vietnam. Nel 1978 partecipa alla Biennale di Venezia, curata da Bonito Oliva nella sezione “L’iconosfera urbana”; vi presenta anche un cortometraggio. Nel 1981 è invitato con alcuni disegni, accanto a Dorazio, De Chirico, Fontana, Guttuso, Maccari, Modigliani, Morlotti, Pozzati, e altri, ad una collettiva presso la Galleria La Scaletta di Reggio Emilia. Nel 1986 partecipa alla XI Quadriennale romana. Viene invitato al Circolo Culturale Giovanni XXIII per la Biennale di Arte Sacra: con lui, Enzo Cucchi, Sandro Chia, Mimmo Paladino e Mario Schifano.