ROCCO BORELLA

artista, pittore, arte astratta, pittura-colore, cromemi, colore









PRODUZIONE ARTISTICA

artista, pittore, arte astratta, pittura-colore, cromemi, colore


La Galleria è interessata all’acquisto di opere di questo artista.

Consultare la disponibilità delle opere
qui

Se volete essere contattati qualora siano disponibili in futuro delle opere di questo autore inviateci i Vostri dati:

tramite una email specificando la vostra richiesta a:
galleriascarchilli@gmail.com

altrimenti utilizzando il modulo contatti del sito qui


TORNA ALL’ELENCO DEGLI ARTISTI



TORNA ALLA HOME



BIOGRAFIA



Rocco Borella nasce a Genova il 22 febbraio del 1920. Pittore fin dalla prima infanzia (era chiamato Rücchin ü pittü). La sua era una famiglia numerosa composta da sei figli, per di più la madre Maria rimase vedova nel 1922, quando Rocco aveva appena 2 anni. La madre affida l’educazione dei figli ai Padri Benedettini del convento di San Giuliano al Boschetto. Rocco segue qui gli studi sino al ginnasio. Nel contempo coltiva il suo talento anche frequentando un Istituto di Arti e Mestieri dove apprende la tecnica del disegno a carboncino, come descritto nella biografia a cura di Luciano Caprile. Esce dal collegio dei Padri Benedettini, nel 1938 e continua nello stesso anno gli studi iscrivendosi ai corsi serali dell'Accademia di Belle Arti, sobbarcandosi questo impegno dopo otto ore di lavoro giornaliero. Negli stessi anni infatti Borella lavorava presso lo stabilimento Ansaldo di Genova-Cornigliano in qualità di tracciatore-modellista. Questo tipo di attività lo obbliga ad applicarsi sul disegno tecnico e gli permette di valutare le possibilità di applicazione dei diversi materiali. Fu quindi una esperienza utile e formativa per la caratterizzazione di parte della sua produzione. Nel 1939 la sua formazione artistica e professionale si interrompe poiché viene arruolato nel corpo dei bersaglieri e inviato sul fronte greco-albanese, dove viene ferito al collo nel 1940; subisce due interventi chirurgici presso l’Ospedale Militare del Celio di Roma e viene in seguito congedato nel 1941. Al rientro a Genova riprende il lavoro all’Ansaldo e soprattutto riprende gli studi dell’Accademia fino al 1946
Dal 1946 inizia ufficialmente la sua carriera di artista, che lo vede protagonista alla prima mostra personale presso la Galleria Isola di Genova. In pochi anni la sua popolarità cresce, all’interno del panorama artistico e gli è riconosciuta, dai critici, una posizione moderna e internazionale non consueta agli autori liguri. Frequenta in questo periodo l’ambiente artistico genovese assieme a Fieschi (con cui divide lo studio) e Scanavino, mentre si inserisce anche nei circoli di intellettuali e scrittori, poeti, e artisti di ogni genere , che si raccoglievano attorno alla famiglia Rodocanachi a Genova e ad Arenzano.
Negli anni ’40 e primi ‘50 la sua produzione, oggi per lo più conservata in collezioni private, si esprime in una “pittura materica, disfatta e grumosa” (Sandra Solimano, 1992). Produzione caratterizzante di questo periodo è la serie delle “anatomie”. Le anatomie sono opere figurative caratterizzate da tonalità drammatiche, violenze cromatiche , e crudezze espressive (Franco Ragazzi, 2001). Tuttavia anche in questa produzione figurativa tipica degli artisti dell’immediato dopoguerra, in tutte le anatomie di Borella il colore rimane un elemento distintivo e prevalente.
Nel 1951-1952 espone alla VI Quadriennale di Roma con il dipinto Anatomia (1951). Aderisce al Gruppo genovese “Il Numero” ( Allosia, Mesciulam, Fasce,Bisio, Scanavino, e Borella) , le cui iniziative sono svariate in tutta Italia. Promossa da “Il Numero” è la mostra di Firenze del 1954. Nasce progressivamente in Rocco l’esigenza di dedicarsi a tempo piena alla produzione artistica e quindi nel 1955 decide di licenziarsi dall’ Ansaldo dopo quindici anni di servizio. Il suo cambiamento di stile di vita coincide anche con la separazione dalla moglie. In quegli anni di cambiamenti dichiara: “…io credo una volta per tutte di essere soltanto un artista”.
Nel 1956 partecipa alla XXVIII Biennale di Venezia ed è ammesso dalla Giuria con tre opere dal titolo: Paesaggio Blu, La mia Città, e Cantiere del Muggiano; si tratta di opere che si distaccano dalla serie delle “anatomie” e che manifestano pienamente il suo uso sapiente del colore in una ricerca di astrazione delle forme , che inserisce l’artista nell’esperienza “astratto-concreta” (Franco Ragazzi, 2001). La critica lo considera tra i giovani pittori più dotati e sensibili “…egli sente il colore ….come un elemento efficacemente rappresentativo ed espressivo…”.
Borella cercò nella seconda metà degli anni 50’ nello spazio tradizionale del quadro, l’emergere del colore, controllando, contemporaneamente, le possibilità strutturali della linea. Fu proprio la mostra personale del 1958 (Galleria d’arte Totti, Milano) a porre in evidenza una sorta di identificazione della materia pittorica (luce-colore) spazializzata secondo un ordine architetturale “automatico” derivato, probabilmente, dal + e dal – di Mondrian (Germano Beringheli, 2001). L’ esposizione milanese significò per l’artista un punto di partenza; di riconsiderazione di quanto era stato espresso precedentemente nei modi dell’astrattismo e, particolarmente, dal ritmo estensivamente diffuso in una precisa e calcolata impaginazione delle forme nel quadro.
A partire dal 1957 inizia ufficialmente ad insegnare al liceo artistico Barabino (incarico che prosegue fino al 1975); l’attività didattica complementare a quella artistica viene da lui esercitata anche presso la Scuola Siderurgica dell’Italsider ed in seguito tra il 1962 e il 1973 presso l’Accademia Ligustica di Genova. La sua fu una didatta fuori dagli schemi tradizionali che con metodologie non sempre ortodosse formò una generazione di giovani che in seguito fecero tesoro dei suoi insegnamenti per capire, fare e spiegare.
Negli anni ’60 le ricerche astratto-concrete e informali di Borella approdano in una astrazione che ha il suo momento apicale nella realizzazione dei famosi Cromemi. Questo fortunato termine fu coniato dal critico Gianpaolo Barosso, in un suo testo del 1960. Barosso definì, acutamente, “cromemi” i discorsi primari “col colore” di Borella , disposti nella vivace corrispondenza fondata su “quiddità visive” analoghe ai fonemi (in linguistica unità minima distintiva di suono). Lo studioso aveva avvertito come fosse fondante, nell’operare del Maestro e, in forma pressoché spontanea, la sensazione originaria che i colori e le loro figure hanno sempre evocato. Istintivamente o quasi l’artista genovese avvertì nelle differenti teorie del colore (dall’azione simbolica e morale del colore di Goethe allo scientismo di Itten), la chiave del perfezionismo visivo e, indubbiamente, subì l’influenza (per altro accolta più per sensibilità che per effettiva conoscenza intellettuale) della sperimentazione pratica della scuola del Bauhaus.
Tra il 1962 ed il 1963 Borella inizia una produzione artistica che prevede la sperimentazione a tutto campo dei materiali industriali. Questa attività si protrae per almeno 10 anni e vede due principali filoni di ricerca: a) le opere su vetri stampati, e b) la ricerca su materiali sintetici (moquette, vinilpelle, nastri adesivi, formiche, ecc…). Crea l’epoca dei “Nuovi Cromemi”, non più pittorici ma sintetici, che rappresentano anche l’origine della ricerca “optical” e quella della “rifrazione del colore”.
Negli anni 70’ la ricerca sui materiali e quella ottico-percettiva si sintetizzano nella realizzazione dei favolosi “Guard-Rail”. Queste opere straordinarie vengono esposte alla X Quadriennale di Roma del 1972, e a Genova nel 1973, in una spettacolare mostra antologica realizzata dalla galleria la Polena. Con i Guard-Rail incernierati lo spazio diviene flessibile e supporto del colore specchiante della formica. La ricerca di tipo ottico si realizza con l’abbinamento di forme e colori, caldi e freddi alternati, che creano prospettive speculari. L’uso “architettonico” del colore può far pensare per i “Guard –Rail” alla pittura americana ed in particolare alle “pictorial highways” di Frank Stella (Sandra Solimano, 1992).
Anche nella attività strettamente pittorica degli anni 70’ è dominate l’aspetto razionalistico-percettivo. Le bande parallele od oblique, in raffinati abbinamenti cromatici, sono progettate a riprendere il tema dei cromemi , ma con peculiare carattere ritmico e di sovrapposizione di colori (Psicologia dei complementari, 1976).
La pittura borelliana degli anni 80’ è stata definita la stagione della “Pittura-Colore”,che rompe con gli equilibri caratterizzanti le opere degli anni 70’. Si inaugura per Borella una epoca di “espressionismo cromatico” , che presenta bande di colori a volte violenti e dissonanti, stesi su direzioni oblique o irregolari, rifiutando i precedenti canoni e realizzando una gestualità libera: la linea si disfa e diviene macchia o traccia di colore.
Nella fase più tarda della sua carriera alcuni problemi di salute non gli impediscono di produrre, e neppure di partecipare a molte esposizioni. Inizia inoltre la sperimentazione delle “Tele Ripiegate”. La sua tela diviene una grande superficie, che è quasi sempre suddivisa in una metà dipinta con colori accesi, ed una seconda metà “leggera” con colori sfumati. La metà dipinta con colori violenti , quando ancora fresca, viene ripiegata su se stessa, in modo da produrre i giusti effetti sulla porzione “leggera”.
n queste splendide opere sembra dominare la ricerca “di potenza della casualità calcolata del colore, che è stata forse il mito inseguito da sempre e infine raggiunto” (Sandra Solimano, 1992). Nel corso della sua vita la notorietà lo condusse a partecipare ad importanti mostre nazionali e internazionali: Buenos Ayres (1949), Biennale di San Paolo del Brasile (1951), Biennale di Venezia (1956), Quadriennale di Roma (1951, 1965, 1973), Parigi (1960, 1972, 1973, 1974), Francoforte (1962), New York (1964), Bruxelles (1970, 1977), Dusseldorf (1972), Colonia (1976), Berlino (1977), Varsavia (1979), Odessa (1979), ecc… e in numerosissime gallerie d’arte italiane.
Nel 1992 il Museo d’arte Contemporanea di Villa Croce di Genova gli ha dedicato una importante mostra antologica.
Rocco Borella muore a Genova il 23 Settembre del 1994.