ENZO COGNO

avanguardia









PRODUZIONE ARTISTICA

antinomie


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BIOGRAFIA



Vincenzo (Enzo) Cogno nasce a Palermo il 2 dicembre 1931, secondogenito di Mario Cogno e Gabriella Fasella. Nel 1938 la famiglia si trasferisce a Trieste. Nell’immediato dopoguerra, Enzo prosegue gli studi a Venezia, presso il Liceo Artistico. Conseguito il diploma, frequenta l’Accademia di Belle Arti e la Facoltà di Architettura.
Nel 1954 ritorna a Trieste e inizia l’attività espositiva delle sue opere pittoriche, ottenendo un immediato riconoscimento dalla critica.
L’anno seguente viene chiamato a ricoprire la cattedra di Decorazione pittorica presso il nuovo Istituto Statale d’Arte di Trieste.
Numerose sono le personali e le mostre collettive in varie  città italiane nel quinquennio successivo, sino alla partecipazione, nel 1960, alla V Esposizione Internazionale di Bayreuth.
Nel 1961, insieme a Miela Reina, fonda la Galleria La Cavana, che in soli diciannove mesi – tanto dura quell’esperienza – ospita ben trentadue mostre delle ultime tendenze artistiche contemporanee.
Nel 1963 i due artisti sono chiamati a dirigere il settore delle arti visive per l’associazione triestina “Arte Viva”, nel cui seno, nel 1964, nasce “Raccordosei” (ne fanno parte, oltre a Enzo Cogno, Miela Reina, Lilian Caraian, Bruno Chersicla, Claudio Palcich, Nino Perizi). Nello stesso periodo Cogno elabora, da solo o insieme a Miela Reina, alcuni progetti per le motonavi Raffaello, Galilei, Marconi, Italia.
Dal 1965 al 1967 le attività delle arti visive di “Arte Viva” si trasferiscono nei locali della libreria Feltrinelli messi a disposizione dall’editore. In questa nuova sede Enzo Cogno, Miela Reina, Carlo de Incontrera, Luciano e Gigetta Semerani presentano una serie di manifestazioni culturali e artistiche di particolare rilevanza.
Con la nascita del “Centro Operativo Arte Viva”, nel 1968, la produzione si intensifica ulteriormente con una serie di lavori multidisciplinari che vengono ospitati in stagioni e festival internazionali. Si tratta principalmente di pièces di teatro musicale, firmate da Carlo de Incontrera e Miela Reina, e che impegnano attivamente anche Enzo.
Nel 1972 muore Miela Reina. Due anni dopo Enzo Cogno ottiene il trasferimento all’Istituto Statale d’Arte di Venezia. Le iniziative di “Arte Viva” si diradano sino a cessare del tutto.
Nel 1975 Cogno espone alla Galleria Plurima di Udine. È la sua ultima mostra. A Venezia, intanto, collabora con il Teatro La Fenice come scenografo e costumista. Di particolare importanza sono le sue ricostruzioni filologiche dei Balli plastici di Fortunato Depero e del cabaret parigino dello Chat Noir.
Nel 2012 ritorna a Trieste e nel 2014 è insignito del sigillo trecentesco del Comune.
Le opere degli anni ’40 mostrano un artista ancora molto giovane capace di sperimentare nuovi orizzonti; e da uno stile molto lineare e semplice, Cogno passa ad una natura morta incline al Postcubismo – si diffonde in Europa nel secondo dopoguerra con l’intento di contribuire alla ricostruzione di una nuova società dal punto di vista artistico – che richiama molto lo stile picassiano, in particolar modo il Cubismo sintetico. Cogno dimostra così di aver assimilato gli elementi caratterizzanti di questa corrente artistica.
Dopo qualche anno, Cogno si avvicina all’Astrattismo, perfezionandone la tecnica; ma anche l’influsso Informale si fa sentire: alla fine degli anni ’50 e inizio anni ’60, le sue opere metto in evidenza un certo richiamo alla pittura materica: stoffa, filamenti, spaghi, materiali granulosi – molto simile all’arte di Burri -
diventano gli elementi principali della sua arte. Nonostante le pennellate aggressive, forti, – non abbandonate a se stesse – e la matericità delle sue opere, Cogno mantiene, comunque, una certa armonia, un certo ordine. Quindi i suoi dipinti non sono frutto di segni incontrollati ed emozioni impulsive, interne, come gettate sulla tela, bensì un equilibrio tra gesto e segno.
Negli anni Sessanta c’è un ulteriore cambiamento nell’arte di Cogno che tende alla razionalità e al Concretismo – arte astratta e molto geometrica.
In questo periodo entra a contatto con il “Bauhaus” – scuola di architettura, arte e design della Germania – e con il Movimento arte concreta (MAC), divulgato da Gillo Dorfles. Inoltre, promuove, grazie alla galleria “La Cavana”, artisti come lo spazialista Fontana, il minimalista monocromatico Bonalumi, il cinetico Alviani incline all’optical art.
In questi anni Cogno realizza le “Antinomie plastiche”, alcune realizzate su legno, altre su carta, in questo caso sono serigrafie che conferiscono una sensazione di profondità sia con l’uso di più spessori che non. I colori che predominano sono quelli primari.
Cogno, negli anni ’70, diventa il precursore del Citazionismo italiano.