MICHELANGELO CONTE

astratto









PRODUZIONE ARTISTICA

astratto, avanguardia



massironi, gruppo T, arte programmata
massironi, gruppo T, arte programmata


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BIOGRAFIA



Nasce a Spalato il 24 giugno del 1913.
In seguito agli eventi della prima guerra mondiale nel 1917 si trasferisce con la famiglia a Napoli. Compie studi classici e si interessa in modo autonomo all’arte antica e moderna. È vincitore, nel 1936, del concorso nazionale di affresco indetto dalla XX Biennale di Venezia, qui conosce Severini di cui diviene amico e collaboratore. Nel 1939 si trasferisce a Roma ed espone alla III Quadriennale. Prende parte nel 1944 alla mostra "Italia libera" alla Galleria di Roma. Nel dopoguerra è tra i promotori del rinnovamento delle arti e partecipa attivamente all’associazione artistica Art Club, di cui è segretario dal 1948 al 1964, prendendo parte a molte delle esposizioni dell’associazione in Italia e all’estero. Espone alla VI Quadriennale, partecipando a otto edizioni della rassegna fino al 1986. Nel 1952 espone alla Biennale di Venezia e lo stesso anno inizia a collaborare con Colla alla Fondazione Origine ed è tra i redattori della rivista “Arti Visive”. Aderisce al MAC e stringe relazioni con il gruppo Espace di Parigi. Nel 1958 Lionello Venturi lo presenta in una mostra alla New York Art Foundation di Roma. Nel 1959 tiene una personale alla Galleria La Salita e nel 1960 alla New Vision Centre Gallery di Londra, presentato da Argan. In un soggiorno a Parigi conosce Giuliano di San Lazzaro che lo invita a esporre alla mostra "Le Relief" nella sua galleria XX Siècle. Conosce il poeta Murilo Mendes che lo presenta in una personale alla Casa do Brasil nel 1964, l’anno dopo presenta la prima mostra del Gruppo Convergenze di cui è tra i promotori. Nel 1966 ha una sala personale alla Biennale di Venezia. Realizza opere ambientali per l’architettura, in particolare con lo Studio Passarelli. Si susseguono dagli anni ’70 partecipazioni a mostre e rassegne in Italia e all’estero e dagli anni ’80 alcune ampie antologiche: alla Galleria Civica di Modena nel 1989 e al Palazzo dei Consoli di Gubbio nel 1992, presentate da Enrico Crispolti.
Muore a Roma il 12 Ottobre del 1996.
La purezza del lavoro artigiano e l’estro della manualità dell’artista entrano nell’opera di Michelangelo Conte attraverso materiali quali rame, ferro, bronzo, cemento, sabbie, oggetti trovati, che compongono opere disposte in incastri, rilievi, armonizzazioni. Sono forme geometriche, quelle così create, ma non meccaniche o rigide bensì disposte nello spazio in modo da creare una percezione di movimento e una composizione che sia ugualmente esatta e rigida: una concezione dell’arte, quella di Conte, che ha bisogno di ordinare il caos e non di scatenarlo. Originario di Spalato in Dalmazia, Michelangelo Conte è stato un importante esponente del dopoguerra artistico italiano. Sperimentatore nel campo dell’astrattismo, dell’informale e del concretismo, ha coperto dalla fine degli anni Quaranta al 1958, un importante ruolo come segretario dell'Art Club, l'associazione internazionale fondata a Roma nel 1945 da Enrico Prampolini con il polacco Jozef Jarema, allo scopo di riunire, dopo i disastri della guerra, tutti gli esponenti di un nuovo linguaggio plastico-pittorico. L’esecuzione delle sue opere è rigorosa, precisa, frutto di un accurato studio tecnico e teorico. 
Molto vicino a Prampolini, sicuramente il suo maggior maestro, l’arte di Conte subisce l’influenza delle teorie sulla sezione aurea di Gino Severini, conosciuto a Venezia nel 1936, portandolo verso la composizione di strutture geometriche realizzate seguendo precisi rapporti armonici guidati da un accurato lavoro sulla materia. Lontano dagli accenti soggettivistici dell’espressionismo astratto, la materia è, nelle sue opere, il risultato di un lavoro di laboratorio che tende a spersonalizzare il fare artistico arrivando talvolta ad acquistare la a dar forma a costruzioni quasi metafisiche.