GIULIO PAOLINI

concettuale









PRODUZIONE ARTISTICA

arte concettuale

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BIOGRAFIA


Giulio Paolini nasce a Genova nel 1940 e all’età di dodici anni si trasferisce a Torino. Consegue il diploma alla scuola di Grafica nel 1959, anni in cui pone le basi della sua attività artistica.
L’opera con cui esordisce nel 1960, Disegno Geometrico, rappresenta il manifesto della sua ricerca e della sua produzione artistica: una tela dipinta a tempera bianca, sulla quale si limita a tracciare la squadratura a inchiostro. Quest’opera rappresenta il gesto che precede ogni forma di raffigurazione. È l’emblema della filosofia paoliniana e la sintesi della concettualità della sua arte.
Giulio Paolini, infatti, focalizza le sue riflessioni sul ruolo dell’artista, sullo spazio e gli strumenti della rappresentazione, sulla relazione tra autore e opera, opera e osservatore, osservatore e artista; si interroga sulla tradizione classica della copia e sul significato e lo statuto dell’arte in generale.
Lavora attraverso citazioni, riproduzioni, frammentazione, nell’intento di spingere lo spettatore a ragionare sugli stessi temi su cui si interroga egli stesso nel momento della creazione.
L’annullamento dell’immagine nell’opera d’arte sta al centro della filosofia di Paolini: un artista è geniale per le sue idee, il suo progetto, le sue ricerche. Spesso lo spettatore si perde nell’aspetto estetico di una tela, di una scultura, di un monumento, senza soffermarsi sulla progettualità dell’oggetto in corso di realizzazione. Paolini intende proprio fare questo: attraverso il suo concettualismo guida lo spettatore attraverso lo sviluppo creativo dell’opera. Non facilita la fruizione, rendendola puramente estetica e “superficiale” attraverso un’immagine finita e gradevole poiché ben disegnata, dipinta, fotografata. Niente paesaggi, ritratti, vedute, ma l’idea, la riflessione, le ricerche, la sperimentazione dell’artista.
Un’arte, quella di Paolini, che rende lo spettatore partecipe, coinvolgendolo nel processo creativo che parte dall’artista, si esprime attraverso l’opera e attiva la mente dell’osservatore che non è più fruitore passivo.
“L’opera preesiste all’intervento dell’artista, che è il primo a poterla contemplare”.
Nella prima metà degli anni ’60 l’oggetto delle sue riflessioni sono gli strumenti di cui il pittore si serve per realizzare una tela. Egli eleva a opere d’arte “gli strumenti del mestiere”.
“La ricerca è tesa verso immagini assolute, inerenti alla natura stessa della tela e all’impiego della tecnica elementare: colori a tempera, inchiostro, ecc…”[…]
[…]”Il quadro cessa di trasmettere un’immagine e diventa una presenza muta, rappresenta cioè gli elementi stessi con cui si costituisce”.
Dal  1965 Paolini introduce la fotografia: in questi anni si concentra sul ruolo dell’artista e sulla relazione tra autore e opera e tra opera e spettatore. Le fotografie sono considerate opere di Paolini, nonostante non sia mai lui a scattarle, poiché egli compare in ognuna di esse. In questa fase creativa, il suo linguaggio si basa sulla citazione di sue opere precedenti o su dipinti di grandi maestri del passato.
Tra la fine degli anni’60 e i primi anni ’70, l’incontro con personalità quali Carla Lonzi e Germano Celant, gli permette di entrare in contatto con critici, galleristi e collezionisti di rilievo.
In questi anni la tematica che affronta è quella della copia, attraverso la citazione di opere di grandi artisti del passato: spesso ne estrapola dettagli su cui l’occhio dell’osservatore non si sofferma, poiché intento ad ammirare l’opera nella sua integrità estetica. L’attenzione si focalizza su particolari con lo scopo si stimolare riflessioni su tematiche che non coinvolgono l’opera in quanto “oggetto”, ma in quanto “progetto”.
L’intento di quest’opera non è certo celebrare il famoso ritratto realizzato da Lorenzo Lotto, ma portare lo spettatore a guardarlo come non aveva mai fatto prima: al contrario. Un ritratto sottintende la presenza del pittore di fronte al soggetto che posa; qui Paolini ce lo sottolinea. Meglio ancora, ci pone nella stessa condizione spazio-temporale in cui si trovava Lotto mentre dipingeva. Noi, come il grande Maestro, ci troviamo di fronte al giovane che ci osserva mentre ne riproduciamo il volto su tela.
Applica il concetto della riproduzione per dettagli anche in scultura. Elabora progetti concettuali partendo dalla copia di particolari di statue classiche, come Elegia (presentata alla Biennale di Venezia nel 1970). Si tratta di un calco in gesso dell’occhio del David di Michelangelo, recante un frammento di specchio sulla pupilla.
Dagli anni ’80 a oggi: realizza numerose mostre e scrive testi che fungono da accompagnamento e spiegazione delle sue opere.
Indaga la tematica dell’allestimento in quanto momento topico del processo creativo. La progettualità dell’esposizione è parte integrante dello sviluppo dell’opera, poiché equivale al momento della fruizione. Per far arrivare il messaggio, nel modo corretto, allo spettatore è necessario organizzare lo spazio espositivo con adeguato criterio.
Per comunicare al pubblico le sue riflessioni, fa dell’allestimento stesso l’opera d’arte, rendendolo teatrale e enigmatico.